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a cura di Marco Dal Negro
E' notizia di
questi giorni l'indagine che i Carabinieri dei NAS
stanno effettuando in tutti gli allevamenti dopo la
denuncia di numerosi casi di pubertà precoce e di
ginecomastia verificatisi nei bambini italiani a
causa della estrogenizzazione delle carni.
Tutto ciò ci ha fatto
molto pensare a quale potrà essere il futuro
riproduttivo e sessuale dei nostri figli e,
soprattutto, ha dato lo spunto per questa
recensione.
Nel genere umano la
capacità riproduttiva e la conseguente fertilità di
coppia tendono ormai progressivamente a decrescere,
soprattutto a causa dei numerosi cambiamenti
socio-antropologici ed ambientali che si stanno
verificando in questi ultimi anni.
Il numero di coppie incapaci d'avere bambini è
considerevole e potrebbe anche aumentare. Si
calcola, infatti, che oltre il 20% delle coppie
ha problemi riproduttivi.
Inoltre le ultime indagini sulla vita sessuale degli
italiani, scaturite dalle "Settimane di
prevenzione andrologica" organizzate dalla
Società Italiana di Andrologia (SIA) hanno accertato
che oggi in Italia esistono tre milioni di uomini
che soffrono di deficit erettile e di problemi
sessuali in genere.
Nonostante un così
gran numero, però, la sterilità e la sessualità
restano purtroppo un problema individuale, che la
coppia vive con solitudine, spesso senza parlarne
neanche con i parenti più stretti o con i propri
genitori.
Gli interessati vivono questi problemi come "atavica
punizione divina" o come una sorta di "diversità"
che li isola ancora di più dagli altri, specie in
alcune regioni del meridione in cui il concetto di
"famiglia patriarcale" è ancora profondamente
radicata.
Se si considera,
inoltre, che ogni anno in Italia si formano anche
circa 150.000 coppie di fatto e che la sterilità è
una "malattia" che può durare per un
ventennio, il numero di coppie che oggi desiderano
avere un figlio nel nostro paese è circa un
milione (vale a dire che 2.000.000 di persone
vivono il problema della sterilità!).
Nell'ultimo ventennio
vi è stato un notevole incremento
dell'infertilità e delle patologie sessuali di
coppia, a causa di vari nuovi fattori, che si
sono verificati in Italia:
-
Aumento
dell'età matrimoniale;
-
Inquinamento
ambientale;
-
Inquinamento
alimentare (estrogeni nelle carni e
fitofarmaci);
-
Aumento
dell'incidenza dell'obesità alimentari o, al
contrario, delle restrizioni dietetiche per
ragioni estetiche; anoressia mentale, oggi in
aumento anche nel sesso maschile;
-
Incremento
delle malattie sessualmente trasmesse (M.S.T.)
di pari passo alla diffusione dei contraccettivi
orali, della sessualità occasionale nei giovani
e della così detta "free prostitution";
-
La diffusione
poi di quel metodo ormai di moda denominato
"sesso palestrato" in cui l'uomo riesce a
protrarre quanto più possibile il proprio
orgasmo eiaculatorio determinando un iperteso
destruente reflusso dello sperma attraverso le
vie seminali, con conseguenti lesioni a livello
della prostata e delle vescicole seminali;
-
Fattori
iatrogeni, come per esempio uso di psicofarmaci
e/o droghe;
-
Alcool e fumo,
con conseguente epatopatia ed abuso del consumo
di birra;
-
Radiazioni e
campi elettromagnetici.
Da quanto esposto si
evince chiaramente che il "fattore ambientale"
ha avuto un ruolo decisivo nell'incremento di tale
percentuale.
Gli ambiti di studio
nel campo del rapporto tra fertilità e ambiente sono
attualmente due:
-
la
tossicologia dello sviluppo, che studia
l'effetto diretto delle sostanze nocive sul
concepito
-
la
tossicologia riproduttiva, una branca della
scienza che riguarda gli effetti diretti sulla
fisiologia riproduttiva dell'adulto.
Quando si parla di
questo argomento dobbiamo considerare non solo
l'influenza dei fattori tossici inquinanti, ma anche
tutto ciò che deriva dal
cambiamento socio-economico, antropologico e
culturale verificatosi nella nostro paese.
Il fenomeno dell'innalzamento dell'età matrimoniale,
per esempio, determina sicuramente, oltre alla
conseguente riproduzione differita, anche al
prolungamento degli effetti tossici e traumatici
sulle gonadi degli altri fattori ambientali, quali
l'inquinamento ambientale e alimentare, le
radiazioni ionizzanti, i campi elettromagnetici,
nonché le malattie sessualmente trasmissibili.
Questi fattori hanno influito soprattutto sulle
gonadi maschili, costituite da tessuto a rapida
riproduzione cellulare, ma non hanno trascurato
nemmeno il microambiente ovarico dove ora si sta
sempre più registrando un incremento dei radicali
liberi, anche se in percentuale sicuramente
inferiore rispetto al testicolo.
Anche il tessuto dei corpi cavernosi del pene
subisce delle considerevoli modificazioni sotto lo
stress dei radicali liberi, divenendo certamente più
fibroso e meno elastico con conseguente deficit
della sua funzione erettile.
Di conseguenza esiste un proporzionale aumento
dell'infertilità maschile e dell'impotenza, rispetto
agli anni precedenti.
Questo incremento
è legato a molteplici fattori ed in larga misura
alla modificazione dello stile di vita:
-
stress,
-
inquinamento,
-
ingestione di
sostanze nocive tramite l'alimentazione,
-
abbigliamento
attillato che surriscalda gli organi
riproduttivi maschili,
-
ma non devono
trascurarsi, come già abbiamo detto, il
propagarsi di malattie sessualmente
particolarmente insidiose, quali la Clamidia,
-
uso della spirale
quale contraccettivo femminile,
-
l'abbandono del
profilattico a favore della pillola
estro-progestinica con conseguente minore
protezione alla diffusione delle infezioni
genitali stesse,
-
che sono poi
aggravate dal così detto "sesso palestrato".
Tra le cause
ambientali di origine ormonale sono legate
non solo agli estrogeni che possono essere usati
illegalmente nell'agricoltura e nell'allevamento del
bestiame per ottenere una maggiore produttività
attraverso una più rapida crescita, ma anche a
sostanze chimiche con azione simile che inquinano
gli alimenti.
Tali sostanze contaminano l'ambiente attraverso gli
scarichi industriali, dei veicoli e
dell'agricoltura, dagli scarichi domestici di urine
femminili, oppure sono rilasciate dai contenitori
nei quali sono conservati gli alimenti.
Per esempio nella fabbricazione dei biberon di
plastica è usato il nonilfenolo che è un estrogeno
di sintesi che inquina il latte.
Se le sostanze ad
azione estrogenica sono assimilate dalla gestante il
danno è maggiore:
-
Nel feto maschio
esse possono, infatti, inibire lo sviluppo delle
cellule interstiziali del testicolo preposte
alla produzione del testosterone, con una
conseguente minore produzione di spermatozoi
vitali in età adulta. Nei casi più gravi si
potrà determinare criptorchidismo o
malformazioni degli organi genitali (per esempio
l'ipospadia) o/e un'incompleta mascolinizzazione.
-
Nella futura
figlia femmina vi potrà invece essere la
crescita precoce del seno (addirittura a cinque
anni), l'insorgere di tumori a cellule chiare
della vagina. Tutti noi ricordiamo l'esempio
sconcertante del Dietilstilbestrolo che
somministrato sia alla gestante e sia negli
allevamenti tra il 1945 e il 1971 ha determinato
lo sviluppo di tumori dell'apparato genitale
femminile nelle adolescenti figlie di donne che
lo avevano assunto.
Mentre per
l'inquinamento degli alimenti da estrogeni ed
analoghi di essi si può intervenire in modo
complessivo, con una politica ambientale ed agricola
volta alla riduzione e all'uso più intelligente
delle sostanze incriminate, per quanto riguarda
l'utilizzo di sostanze volte ad aumentare la
produzione la legislazione nel nostro paese è già
abbastanza ferrea, purtroppo però le garanzie sono
legate esclusivamente all'onestà dei singoli
produttori.
Per esempio nel solo 1998, i NAS hanno, infatti,
sequestrato prodotti alimentari adulterati o
contraffatti per oltre 250 miliardi di Lire.
Non in tutte le nazioni i controlli sono così
meticolosi, alcune addirittura non danno garanzia
alcuna, per cui sia gli animali da allevamento e sia
i vegetali possono ricevere un sovraccarico ormonale
per aumentarne la velocità di crescita, come per
esempio succede per le fragole, i carciofi, i pesci
d'allevamento.
Relativamente a questi ultimi, in alcuni casi, si è
rilevato che essi sono allevati in vasche di
plastica, accalcati gli uni agli altri, il che
comporta un sovraccarico ulteriore di antibiotici e
antiparassitari, al fine di evitare epidemie.
Esiste poi il
problema della "triangolazione", ovvero un
prodotto che non sarebbe importato da un determinato
paese per motivi di sicurezza, è trasferito in un
paese intermediario, rietichettato e proposto come
prodotto originario da quest'ultimo.
È importante
potenziare gli sforzi atti a garantire la salute
pubblica per evitare di fare la fine degli
alligatori del lago Apopka (Florida), inquinato da
numerosi pesticidi (endosulfano, atrazina e dicophol),
da policarbonati plastici e da altre molecole
clorate, i quali hanno subito la femminilizzazione
di gran parte dei maschi, la riduzione della
lunghezza del pene ad un quarto, inoltre, meno del
20% delle uova fecondate arriva alla schiusa e il
50% dei piccoli muore in qualche settimana.
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La tabella successiva
dimostra le sostanze inquinanti che possono
interferire direttamente o indirettamente sulla
fertilità:
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Alimenti
che presentano normalmente elevate quantità
di estrogeni o di fitoestrogeni:
Sostanze
inquinanti con azione simili agli estrogeni:
Medicamenti:
-
Pillole
contraccettive e ormonali per la terapia
della menopausa;
-
alcuni
integratori dietetici per la menopausa;
alcune creme, gel o lozioni;
-
gel
spermicidi contenenti certi estrogeni
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Nel genere umano
l'esposizione durante il preimpianto ed il periodo
presomitico (0-14 giorni dopo il concepimento) non
provoca alterazioni. Per la "legge del tutto o
nulla" il pre-embrione muore o si rigenera
completamente. Durante l'organogenesi (15-60 giorni)
l'embrione e molto sensibile e l'esposizione provoca
difetti morfologici maggiori. Dopo questo periodo il
feto è meno sensibile alle modificazioni
morfologiche, ma possono avvenire delle
modificazioni a livello della capacità funzionale
degli organi. |
Non dobbiamo
trascurare, infine, l'effetto delle sostanze
tossiche presenti nell'ambiente sull'allattamento al
seno, considerato sicuramente il metodo più naturale
e dolce per nutrire il proprio bambino. Sono
numerosi, infatti, i benefici che madre e figlio
possono trarre da questa pratica che deve essere
incoraggiata e sostenuta. La puerpera però non deve
dimenticare che le sostanze presenti nel suo sangue
possono passare anche nel latte.
Per questo motivo sono stati riscontrati degli
inquinanti nel colostro e nel latte materno. Fra
questi si ricorda il cadmio, il DDT, il mercurio sia
organico che inorganico, il tetracloroetilene, il
piombo, i policlorobifenili, i polibromobifenili, i
pesticidi e gli insetticidi.
Il riscontro di queste sostanze è molto importante
poiché la suscettibilità del bambino nei primi mesi
di vita è veramente elevata. Per esempio
l'assorbimento intestinale del neonato è superiore e
l'escrezione biliare delle sostanze è inferiore
rispetto all'età adulta.
Ci si rende conto
quindi quanto possa gravare sulla salute dei bambini
l'assunzione per via orale di sostanze chimiche
molto nocive. Sono stati, per esempio, riscontrati
importanti deficit nello sviluppo mentale e
neurologico nei bambini che hanno assunto latte
materno inquinato da piombo, oppure l'ittero e
l'alterazione degli indici di funzionalità del
fegato rilevati nei neonati nutriti con latte
materno contaminato da tetracloroetilene.
L'ambiente espone gli
individui ad un notevole numero di sostanze
chimiche che sono utilizzate nelle diverse fasi
dei processi produttivi industriali.
Purtroppo però dei 50.000 o più prodotti chimici
prodotti dalle industrie, soltanto di una
piccolissima parte di essi sono conosciuti gli
effetti.
A questo bisogna aggiungere che le nozioni a noi
note riguardano soprattutto il sistema riproduttivo
degli animali che è molto diverso e lontano da
quello umano. Sappiamo bene che le prove di
teratogenesi eseguite sugli animali da esperimento
possono dare dei risultati non riproducibili e non
paragonabili a quelli sull'uomo. Ciò che è provato
come assolutamente sicuro su cavie e topi non può
essere riconducibile con certezza allo sviluppo
embrionale e fetale di un bambino. Inoltre sebbene
le sostanze riconosciute come teratogene sull'uomo
lo siano sicuramente anche su una o più specie
animali, non è assolutamente vero il contrario.
I dati in nostro possesso, poi, riguardano
livelli elevati di esposizione ed è molto difficile
stimare gli effetti nocivi di dosi minori, che sono
normalmente presenti negli ambienti di lavoro e di
vita quotidiana.
Un'altra difficoltà da non sottovalutare nel
considerare i possibili rischi dell'esposizione
occupazionale è che raramente i lavoratori vengono a
contatto con una sola sostanza chimica. Di solito è
una combinazione di più sostanze ad essere
utilizzata.
Non è quindi possibile conoscere le conseguenze
delle interreazioni fra le diverse sostanze ed i
possibili effetti sinergici che le associazioni
chimiche possono produrre. Per queste motivazioni,
la stima dei rischi da esposizione multipla è
ricondotta a particolari gruppi occupazionali come
ad esempio la popolazione addetta all'industria
chimica e farmaceutica, ai laboratori, alle
fonderie, all'industria grafica e all'elettronica.
Questo tipo di analisi per gruppi di lavoro
(comparti) è utilizzato per i registri degli aborti
spontanei, delle malformazioni congenite,
dei
tumori, delle morti perinatali in paesi come la
Finlandia e la Gran Bretagna.
Spesso poi le categorie occupazionali sono così
particolarmente ampie che l'evidenziare di un danno
atteso, può solo indicare la necessità di nuovi
studi e di più approfondite verifiche mediante la
suddivisione in sottogruppi più ristretti della
categoria colpita.
Altro problema che rende difficile l'analisi dei
risultati delle ricerche condotte è l'impossibilità
di tener sotto controllo le numerose variabili che
possono intervenire ed interagire con la
funzionalità dell'apparato genitale, come per
esempio le abitudini di vita dei soggetti
analizzati, quali il fumo di sigarette, l'assunzione
di alcool, droghe, lo stato socio-economico, l'età,
la passata storia riproduttiva, e cosi via.
Conclusioni…. e
quali rimedi adottare
Chi come noi opera
nel settore della riproduzione e della sessuologia
sin dagli anni settanta che solo negli ultimi tempi sta vivendo il
così detto "allarme ambientale", ha potuto
sicuramente notare nella pratica clinica come il
numero delle coppie infertili e con problemi
sessuali in genere è notevolmente aumentato. Di pari
passo, sono diminuiti quantitativamente e
qualitativamente i gameti utili per le varie
tecniche di fecondazione in vivo ed in vitro. La
qualità ovocitaria, infatti, durante i cicli I.V.F.,
non è più la stessa di prima, nonostante siano
migliorate le tecniche di induzione di ovulazione
multipla con l'avvento delle gonadotropine
ricombinanti;
gli spermatozoi poi, oltre ad essere diminuiti di
numero, posseggono sempre meno quella capacità
fecondante che come andrologi ricerchiamo al fine di
una corretta fertilizzazione in vivo ed in vitro.
Tutto ciò ci fa pensare che ormai che la
funzionalità degli organi riproduttivi non sia più
la stessa di una volta, forse a causa di uno
squilibrio dell'assetto di radicali liberi a
livello
del microambiente tissutale, determinato
verosimilmente da varie situazioni, tra le quali
l'inquinamento ambientale ed alimentare ha un posto
predominante.
E' quindi necessario ottimizzare il microambiente
ovarico e testicolare per ottenere migliori
risultati in termine di gravidanze,
indipendentemente dalla specifica scelta
terapeutica.
Oggi la terapia
antiossidante di supporto deve essere
considerato un procedimento preliminare
indispensabile qualora si voglia trattare
l'infertilità e l'impotenza sessuale di coppia, non
solo quando tale cura debba essa stessa potenziare
la capacità intrinseca naturale di uno o entrambe i
partners, ma anche quando nei nostri centri è
adottato un programma di fecondazione assistita.
Gli antiossidanti utili allo scopo sono di vario
genere, ma sicuramente non devono essere così
drastici da abolire completamente i ROS dal
microambiente, perché in realtà la loro presenza "in
piccole quantità" è necessaria per completare
alcune funzioni nella fase terminale della
maturazione dei gameti e della funzione cellulare in
genere.
Sulla base della nostra esperienza e della
letteratura consultata ciò che serve nel nostro
settore è più che altro un "modulatore
dell'attività antiossidante della cellula" come
possono essere la LEVO-CARNITINA, l'ACETIL-L-CARNITINA,
la PROPIONIL-CARNITINA, la VITAMINA E ed il LICOPENE
che, agendo in sinergia, potenziano il metabolismo
respiratorio cellulare e, conseguentemente,
favoriscono il meccanismo della beta-ossidazione,
promovendo così la protezione delle membrane
biologiche dai perossidi.
(Prof. Dott. Lamberto Coppola
e Dott. Giovanni Andrea Coppola)
tratto dal sito:
http://www.mybestlife.com/ |
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