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Gravidanza troppi esami inutili

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Altroconsumo 05/04/2007

 

Troppi esami medici, ecografie e integratori inutili per le italiane in dolce attesa, secondo un'indagine su 1.691 donne in gravidanza realizzata da Altroconsumo. A partire dagli esami del sangue: alla metà delle intervistate, in fatti, ne sono stati prescritti più di quelli previsti e rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Eccessivi anche gli esami di screening, prescritti a donne a cui non sono raccomandati - come l'amniocentesi in giovane età - e di integratori di vitamine e minerali consigliati nel 60 per cento dei casi, e quasi sempre inutili. Più che eccessivo, infine, il numero delle ecografie con una media di 6 esami nei 9 mesi, il doppio rispetto ai 3 previsti dalle Linee guida nazionali, con il 20 per cento del campione che ne ha eseguito almeno 9. Secondo l'indagine di Altroconsumo - realizzata attraverso questionari distribuiti alla future mamme - il 98 per cento del campione è stato seguito durante la gravidanza da un ginecologo e solo l'11 per cento riferisce di essere stato seguito anche da un'ostetrica.

 

Altissima, il 70 per cento, la percentuale di donne che si fa assistere da un ginecologo privato, spendendo per la gravidanza in media quasi 600 euro. Scarsamente utilizzati i consultori, solo nell'8 per cento dei casi. Tra gli esami più eseguiti, al primo posto quello per la toxoplasmosi (il 98 per cento), mentre tra i meno effettuati c'è quello sulla sifilide (33 per cento). Secondo gli esperti di Altroconsumo, in questo settore è necessario ridurre le spese superflue. Occorre, quindi, "un richiamo alla deontologia dei ginecologi - si legge in una nota - e più informazioni alle donne". Azione che, "a fronte di un iniziale costo produrrebbero benefici tangibili, sia sul piano educativo che economico, sul lungo periodo". Il dossier è disponibile su www.altroconsumo.it.

 

 

   

Alcol e Gravidanza

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Manuale di alcologia - Parte Seconda: aspetti clinici

GIORGIO MELLO, RICCARDO CIONI, ROBERTO LUCCHETTI
Dipartimento di Ginecologia, Perinatologia e Riproduzione Umana
Università degli Studi di Firenze

Le possibili conseguenze dell’assunzione di alcol sulla fertilità e sullo sviluppo, la crescita e il benessere feto-neonatale interessano una significativa percentuale della popolazione femminile in età fertile: il problema merita quindi una particolare attenzione da parte dello specialista ostetrico...

... Una soglia di assunzione di alcol che sia “sicura” per sequele a breve e lungo termine sulla prole non è stata ancora stabilita, e il consumo di un drink al giorno (equivalente a 15 g di alcol assoluto, ovvero 125 cl di vino o 300 cl di birra) viene considerato avere o non avere ripercussioni negative sugli indici di sviluppo psicomotorio del neonato in rapporto alla sensibilità degli indicatori di alterazione neurologica valutati. Molti sono gli elementi che contribuiscono a questa apparente discrepanza. In primo luogo vi è la valutazione del consumo di alcol riferito dalla gestante, spesso non veritiero (sottostima del consumo), su cui molti studi si basano; in secondo luogo, fattori genetici modulerebbero la sensibilità e la resistenza al danno etanolo-indotto, come dimostrato dalla concordanza per la diagnosi di sindrome alcol-fetale (FAS) nel 100% dei gemelli monozigoti contro il 64% dei gemelli dizigoti. Inoltre, molti fattori legati allo stile di vita (condizioni socioeconomiche, fumo di sigaretta, uso di droghe) rendono difficile isolare e valutare separatamente gli effetti dovuti alla sola assunzione di alcol.

Tuttavia, la mancanza in letteratura di stretti criteri nella determinazione della quantità e del profilo del consumo di alcol sembra essere la maggiore causa di confusione. 1 termini “consumo lieve”, “moderato”, “elevato” e il numero di drinks al giorno o a settimana possono prestarsi infatti a interpretazioni soggettive e ad applicazioni arbitrarie, mentre specifici profili di assunzione, che possono avere effetti assai diversi sul feto, sono spesso raggruppati: il consumo di 14 drinks alla settimana, ad esempio, può includere un profilo di 2 drinks al giorno (consumo moderato) o 14 drinks nel fine settimana (consumo elevato) con astinenza durante la settimana. Quest’ultimo profilo di assunzione potrebbe essere molto più dannoso per il feto, in rapporto ai più elevati livelli alcolemici che è in grado di produrre...

... L’abuso cronico di alcol è associato a un vasto spettro di alterazioni del sistema riproduttivo. Amenorrea, cicli anovulatori, deficit della fase luteinica e iperprolattinemia persistente sono infatti relativa mente frequenti nelle donne etiliste, ma sono stati osservati anche nelle cosiddette “bevitrici sociali” (2)...

... L’abuso di alcol altera i meccanismi di regolazione neuroendocrina sia tramite l’effetto tossico diretto dell’etanolo sulle ghiandole endocrine, sia tramite le modificazioni della funzione epatica: in pazienti con cirrosi epatica alcolica, infatti, sono frequentemente riscontrati livelli più bassi di testosterone libero e totale, di T3 e T4, e aumentati livelli di estradiolo, SHBG (sex hormones binding globulin), LH, FSH, PRL, con aumento della conversione testosteroneestradiolo. Nei maschi alcolisti è spesso presente ipospermia e oligospermia ed è possibile inoltre rilevare più elevati livelli di gonadotropine, mentre prolattina, estradiolo e testosterone possono rimanere stabili; è peraltro verosimile che l’aumento della quota di testosterone legato alla SHBG conduca a un deficit relativo di androgeni.

L’abuso cronico di alcol può quindi costituire un elemento di seria compromissione del potenziale riproduttivo della coppia...

... Da molti anni è noto che l’esposizione prenatale all’alcol può esitare in un quadro clinico caratteristico noto come sindrome alcol-fetale o FAS. Alla luce di più recenti acquisizioni, si può tuttavia affermare che l’assunzione di alcol in gravidanza si associa a una aumentata incidenza di complicanze che includono la perdita fetale precoce o tardiva, il ritardo di crescita intrauterino (IUGR) e l’insieme eterogeneo di anomalie globalmente definite come FAS. Il rischio di esito perinatale negativo è significativamente associato con il consumo materno di alcol in rapporto alla dose, alla durata e al periodo di assunzione.

L’incidenza di aborto spontaneo può risultare raddoppiata, anche se il rischio è limitato alle gestanti con consumo più elevato o frequente; infatti, in consumatrici moderate di alcol, il rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre non sembra essere aumentato...

... Conclusioni

L’assunzione di alcol in gravidanza può comportare un danno feto-neonatale, la cui entità sembra essere condizionata dalla quantità e modalità del consumo nonché da fattori genetici, razziali e nutrizionali.

Programmi estensivi di informazione e di educazione pubblica dovrebbero enfatizzare i pericoli derivanti dall’assunzione di alcol in gravidanza per il benessere feto-neonatale; in questa ottica, è del tutto semplicistico ignorare o minimizzare il potenziale tossico di una sostanza che, pur facendo parte integrante della nostra cultura alimentare, è considerata il maggior agente teratogeno nei paesi occidentali.

Nell’attesa che si arrivi alla definizione di valori soglia al di sotto dei quali la assunzione di alcol non sia correlabile con un esito negativo della gravidanza, ci sembra pertanto più prudente consigliare alla gestante l’astensione dal consumo di alcol o almeno una sua drastica riduzione.

Nella gestione dei casi, peraltro non frequenti, di alcolismo cronico in gravidanza, è indispensabile un approccio multidisciplinare in considerazione della varietà dei problemi medici riscontrabili in aggiunta alle problematiche specificamente ostetriche:

- danno epatico;
- danno pancreatico;
- disturbi neurologici;
- disturbi psichici.

Una efficace strategia di prevenzione dei problemi feto-neonatali alcol-correlati costituisce parte integrante di un programma più ampio di prevenzione generale dell’abuso di alcol. Educatori professionali, medici, infermieri e le altre figure professionali sanitarie devono cooperare negli sforzi preventivi e nella gestione dei casi di abuso di alcol in gravidanza nell’obiettivo comune di migliorare l’esito matemofetale della gestazione.

Bibliografia

1. CAVALLO F, MOIRAGHI RUGGENINI A, ZOTTI C, et al. Does moderate alcohol consumption reduce fetal growth? Alcologia 1992; 4 (2): 113-124.

2. POSSATI G. Chronic alcohol intake and fertility. Alcologia 1992; 4 (1): 11-12.

3. IDANPAAN-HEIKKILA J, JOUPPILA P, AKERBLORN HK, et al. Elimination and metabolic effects of ethanol in mother, fetus, and newborn infant. Am J Obstet Gynecol 1972; 112: 387-393.

4. CLARREN SK, SMITH DW. The fetal alcohol syndrome. N Engl J Med 1978; 298: 1063-1067.

5. STREISSGUTH AP, BARR HM, MARTIN DC, et al. Effects of maternal alcohol, nicotine, and caffeine use during pregnancy on infant mental and motor development at eight months. Alcoholism (NY) 1980; 4: 152-164.

6. REYNOLD JD, BRIEN M. Ethanol neurobehavioural teratogenesis and the role of L-glutamate in the fetal hippocampus. Can J Physiol Pharmacol 1995; 73: 1209-1223.

 

tratto da: http://www.cedostar.it/documenti/fertilita_e_gravidanza.pdf

 

   

 

 
   

 

 
 

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